ORIXAS

 

Gli Orixàs (si legge Orisciàs) sono dunque i modi in cui Dio si manifesta nell'Universo, sia in spirito che in materia. Gli Orixàs sono manifestazioni divine che attuano sia sul piano della materia che a livello spirituale.
La maggior parte delle persone definisce l'Umbanda come una sorta di politeismo di origine africana o, peggio ancora, come una sorta di animismo. Non è assolutamente così. Gli Orixàs sono divinit?, non Dei pagani. E per divinit_ bisogna intendere una proprietà di quel divino assoluto che noi chiamiamo Zambi.
Se Dio è Assoluto, significa che è presente ad ogni livello dell'Essere. Così avremo moltissimi Orixàs, anche se i più conosciuti sono 7. Numero mistico che rappresenta la fusione del 4 (materia) con il 3 (spirito). In realtà il sette ha funzione simbolica e naturalmente gli Orixàs sono molti di più.
Questo modo di concepire gli Orixàs è proprio dell'Umbanda e non pu? essere applicato ad altre tradizioni afrobrasiliane quali il Candomblè o il Batuque e nemmeno alla Santeria cubana.

 

Ogni essere vivente vibra della straordinaria forza vitale di Zambi, ogni creatura, ma per estensione possiamo dire che qualsiasi cosa presente ha in sè una scintilla divina, pertanto anche le piante, gli animali, i micro organismi, persino i minerali e le pietre.
Secondo l'Umbanda in ciascuno di noi vibrano differenti Orixàs, anche se sono due i più importanti che reggono un individuo. Questi due Orixàs sono chiamati Orixàs di testa (Orixà de cabeça) e ogni individuo si dice che abbia pertanto un Padre e una Madre spirituali, di cui riflette le caratteristiche principali, il modo di essere ed, a volte, persino il destino.
Conoscere il proprio Orixà di testa è a volte difficile e solamente l'esperienza di un Pai do Santo o una Mae do Santo (rispettivamente sacerdote e sacerdotessa) possono svelare l'arcano attraverso la loro esperienza e tramite il Jogo dos Buzios, un oracolo che si avvale dell'impiego di conchiglie del tipo ciprea.

 

In Africa gli Orixàs cultuati erano più di 400, tuttavia in Brasile quelli maggiormente cultuati sono sedici, in riferimento alle sedici combinazioni principali del Jogo dos Buzios. Ecco una lista dei maggiori Orixàs, con le loro caratteristiche, la loro storia, i loro gusti...e la loro personalità...che trasmettono spiritualmente anche ai loro figli.

 

OXALA'

  Oxalà, talvolta chiamato Obatalà, è la massima divinità del Candomblè, il Padre della vita e della fecondazione. Il più importante ed elevato di tutti gli Orixàs: il primo e legittimo figlio di Olodumarè, che è Zambi, che è Dio. Olodumarè è tutto ciò che esiste, ma l'uomo non può arrivare a comprenderlo con la propria ragione in quanto non è abbastanza evoluto.
Oxalà è considerato il Signore delle Teste. Nella testa del resto risiede, per gli antichi africani, l'essenza di un individuo, quello che è realmente e che sarà. Secondo la tradizione africana fu Oxalà a dotare gli uomini della testa, del pensiero e perciò del loro essere viventi. Questa prerogativa fa di Oxalà anche un agente civilizzatore, una figura eroica a carattere mitico.
 

Oxalà è colui che sta sopra a tutti gli altri Orixàs, è la luce bianca in cui sono presenti gli altri Orixàs. Egli si unisce con sua sorella Oduduà in un amplesso cosmico e dà vita alla vita.

   
   
  Oxalà è il Cielo e Oduduà la Terra, tra di loro, unico collegamento, l'Albero Sacro, Iroko che affonda le sue radici nel suolo e con i suoi rami accarezza le nuvole. La loro unione è un'unione d'amore, non finalizzata al piacere fisico. Dire che Oxalà ed Oduduà hanno avuto dei figli è come dire che si sono smembrati, si sono frazionati in altre manifestazioni di sè. Hanno negato se stessi come corpo per riaffermarsi come spirito. In Brasile Oxalà ha due manifestazioni fondamentali che sono Oxaguiàn e Oxalufà, ossia Oxalà da giovane ed Oxalà da vecchio. Oxaguiàn è un guerriero coraggioso e valente, che combatte per la giustizia e per il trionfo della Luce, mente Oxalufà è il vecchio e venerabile padre del Mondo, che incarna la saggezza e la bontà dell'Onnipotente.
 

Si dice che quando fu creato il mondo gli uomini, nonostante avessero occhi, bocca ed orecchie, non sapevano né vedere, né parlare, né sentire. Fu grazie ad Obatalà che l'uomo poté prendere coscienza delle proprie possibilità ed imparare a sfruttarle nel modo più produttivo. Fu dunque Obatalà che insegnò all'uomo a camminare eretto e fu sempre lui che segnò quel passaggio evolutivo che distingue l'uomo dagli altri viventi nel pianeta. L'etica di Obatalà è quella del rispetto e della comprensione che si esplicano in un amore gratuito e senza preconcetti di sorta. Il suo colore è ovviamente il bianco e, nel sincretismo, è diventato, nel sincretismo, Nostro Signore Gesù Cristo.

 

IEMANJA'

 

Iemanjà è la sintesi dell'elemento acqua, il brodo primordiale ricco di coacervati da cui proviene ogni cosa: il liquido amniotico in cui gravita l'essere prima di diventare tale. In Brasile, Iemanjà è la seconda moglie di Oxalà. In Africa, presso gli yoruba, aveva tutti gli attributi mitici della luna. Iemanjà è madre e vergine, sorella e sposa, la più importante figura femminile fra gli Orixàs, la Sirena del mare che attira perché è mistero, fascino. Ora amorevole e languida, ora minacciosa e tempestosa. Iemanjà è amore, serenità, fecondità, consolazione, ma nel momento dell'ira, quando la sua energia manca di equilibrio allora ci troviamo di fronte una nemica terribile, spietata, il naufragio delle nostre aspettative, inghiottite nel pauroso gorgo della Madre d'Acqua. Allora diviene Calunga, l'abisso: un abisso insondabile che l'uomo può conoscere solo attraverso la morte.

 

Secondo la leggenda Iemanjà nacque dall'unione di Obatalà (il cielo) ed Oduduà (la terra). Si sposò con suo fratello Aganjù (ora venerato come una delle manifestazioni di Xangò) e da questa unione ebbe un figlio, Orungàn, così bello e pieno di talento da suscitare persino l'invidia di suo padre. Un giorno, in sua assenza, Orungàn, preso da cieco desiderio, rapì e violentò sua madre. Costei, afflitta ed in preda alla disperazione fuggì dal figlio ed, affranta dal dolore cade a terra morta. Dai suoi grandi seni si formarono due enormi fiumi che sfociarono in un lago, mentre dal suo fecondo ventre nacquero gli altri Orixàs: Dadà, Xangò, Olokùm, Olosà (signora dei laghi primordiali), Oià, Oxùm, Obbà, Okò, Oxossi, Oké, Ayé Xaluga, Oxambìn (la salute), Xapanà, Orùm (il sole) e Oxù (la luna).
Nel sincretismo è la vergine Stella Maris; piena di fascino emerge dai flutti coi capelli corvini mossi dal vento, lo sguardo pieno di promesse e le braccia aperte nell'atto di donarsi. Il capo è circondato da stelle, mentre tra le onde galleggiano rose bianche. Alle sue spalle la luna crescente illumina il cielo notturno, mentre monete d'argento cadono dalle sue mani: la madre di tutto ciò che esiste.

 

XANGO'

 

Xangò è giustizia, ordine, equilibrio, assomma in sè tutte le caratteristiche mitiche di Giove, il re degli dei olimpici. Xangò è re, Obà, ed è sicuramente uno dei Santi più venerati nell'Umbanda e nelle altre tradizioni afrobrasiliane.
Deciso, forte e valoroso è il simbolo delle istituzioni, della statalità, del governo. E' il padre all'antica, autoritario, deciso, irremovibile. L'uomo d'onore per eccellenza, galante e donnaiolo, il vero macho. E Xangò è il maschio per eccellenza, sposo mitico di Obà, Iansà ed Oxùm, tre fiumi della Nigeria. Il dominio di Xangò è sul fuoco e sulle rocce, sa essere esplosivo come un vulcano e la sua voce è quella del tuono, di cui è padrone. "Caò cabièsile!" si dice quando si avvicina la tempesta "Ekuà, Ekuà meu pai". La furia di Xangò è terribile e non conosce limiti o misure di sorta. Solo Oxalà può calmare questa forza della natura e placare la sua ira. Quando Xangò è adirato occorre rivolgersi subito ad Oxalà, per ammansire il Santo.

  Passione cieca, desiderio, tradimento, tracotanza e violenza sono generalmente i difetti di Xangò. Come Orixà è molto simile ad Ogùm e in certi canti sono considerati fratelli. Secondo la leggenda, originariamente Xangò ed Ogùm indossavano entrambi una collana di perline rosse; fu il vecchio Oxalufà ad incoronare Xangò come quarto re del regno di Oyò ed a mettergli una collana di sei perline bianche alternate a sei rosse, questo per segnalare la sua stirpe regale.
La nascita del culto di Xangò viene tramandata con una leggenda: il re di Oyò era sempre in guerra coi popoli confinanti sui quali, alla fin fine, riusciva sempre ad avere la meglio. Un giorno si recarono da lui due guerrieri delle città assediate: Tùnin, chiamato anche Agbalé olofa inàn, colui che scaglia frecce di fuoco e Gbonkà, alto e forte come un gigante. I due volevano che il grande re di Oyò insegnasse loro la vera arte della guerra. Xangò accettò, ma si limitò negli insegnamenti temendo una futura rappresaglia, anche perch? i due giovani guerrieri ogni giorno che passava, acquisivano fama e reputazione presso il popolo. Venne il giorno della guerra ed i due guerrieri, davanti ai dodici ministri istituiti da Xangò, dissero che erano pronti, per provare la loro fedeltà, a morire per il loro re e che se Xangò avesse voluto avrebbe lui stesso potuto ucciderli. Detto fatto il re fece armare una pira e ordinò che venissero bruciati vivi. Il rogo fu preparato, ma le fiamme non scalfirono la pelle dei due guerrieri. Tùnin e Gbonkà sopravvissero anche alla prova dei carboni ardenti. Allora Xangò ordinò che venissero gettati nell'olio bollente: nulla, i due resistettero. Demoralizzato per l'errore commesso ed umiliato, il re sparì davanti alla folla stupefatta e disorientata da quei fatti prodigiosi. I giorni che seguirono, per il regno di Oyò, furono dei peggiori: violenze tra la gente, nacquero bambini deformi e lampi minacciosi, saette e tuoni serpeggiavano minacciosi per i cieli. Tutti imputarono questa serie di disgrazie a Xangò: "E' divenuto un Orixà!" dicevano. Tùnin e Gbonkà tornarono ai loro paesi. Nel frattempo sparirono anche Oxùm ed Oià, le due favorite del grande re. I mangbàs, i ministri, interrogarono i sacerdoti ed ebbero la conferma. Istituirono il culto del nuovo Orixà attribuendogli, a livello spirituale, le medesime preferenze personali che aveva in vita ed offrendogli i cibi che più amava. Le tempeste terminarono e le violenze si placarono, tutto tornò come prima. Fu organizzato un nuovo consiglio di ministri incaricati di mantenere vivo il culto. Questi furono scelti tra antichi re, principi e governanti dei territori conquistati dalla valenza di Xangò.
Nel Candomblé il ricordo di questo consiglio si è mantenuto nel gotha dei dodici ogàns più vecchi del terreiro (tempio). La loro superiorità ed il loro prestigio è evidente, tant'è che il loro parere è sempre considerato indispensabile prima di prendere qualunque decisione. In caso di morte di uno di questi, la carica viene subito presa da un altro affinché il loro trono -sono assisi alla destra ed alla sinistra del sacerdote- non resti vacante.
 

Secondo la tradizione, Xangò in Brasile ha dodici manifestazioni. Tra queste spiccano, Ogodò, chiamato anche Beri o Djacutà e corrisponde al re Oraniyàn. E' il signore del tuono e della giustizia per esteso. Qualunque causa, qualunque processo sarà risolto nel migliore dei modi da questo poderoso Orixà. E' uno Xangò vecchio. Agajò è uno Xangò che ha il compito di proteggere ed aiutare le anime nel trapasso dal piano terrestre a quello spirituale, sincretizzato con San Pietro Apostolo. Aganjù, il primo Xangò, il Babà Dijinà, il padre di tutti gli altri, san Giuseppe o san Cristoforo nella mescolanza sincretica. L'archetipo rivestito da questo Orixà è contraddittorio, per taluni Aganjù è il firmamento, ciò che sta tra le acque salmastre di Iemanj? ed il cielo di Obatal_; per altri _ la sintesi di fuoco e roccia allo stato fluido: magma.

 

OXOSSI

 

Oxossi è l'Orixà della caccia, lo spirito delle foreste e delle bestie feroci. Insieme ad Ogùm ed Exù forma la triade delle divinità guerriere yoruba. Oxossi è istinto, introspezione, strategia, ma anche abbondanza e sazietà. Nella vita di tutti i giorni è l'alimentazione, quello che noi mangiamo, il nostro pane quotidiano, la caccia infatti altro non era che l'unico sistema dei nostri antenati per procacciarsi carne. Di stirpe regale come Xangò, fu re di Alaketo ed il suo culto è svolto generalmente nel folto della boscaglia. Le divinità africane, in Brasile, si scontrarono anche con gli dei delle popolazioni indigene: Uiara, Iurapuru, Jaci, Aimorè.... Questo fatto creò una religione all'interno di una religione e nacque così il Culto do Caboclo, divinità suprema del quale è Oxossi.

 

I caboclos sono tutte quelle entit?, maschili o femmminili che sono venerate nella foresta e che fanno capo, sempre e comunque alla famosa divinità africana. Il Culto do Caboclo non è però separato dalla struttura afrobrasiliana, è perfettamente integrato nella stessa. Il Santo cattolico che nasconde quello africano è, nell'Umbanda, San Sebastiano.
Oxossi è considerato l'Orixà della fartura, ossia dell'abbondanza, ed a lui ci si rivolge per ottenere anche esito a livello economico, inoltre, essendo considerato un grande cacciatore, difende dalle trappole di ogni genere ed il suo ausilio è richiesto per uscire dal carcere, per liberarsi da vincoli o per spezzare ogni tipo di legame negativo o dipendenza.

 

OGUM

  Ogùm è il signore del ferro, della guerra, della metallurgia e per esteso del lavoro, inizialmente spirito tutelare dell'omonimo fiume della Nigeria. Determinato, energico, impetuoso ed istintivo, Ogùm risolve rapidamente ogni problema pratico, non conosce ostacoli e, con la sua spada, apre tutte le strade spirituali e materiali. Compagno inseparabile di Exù ed amico del valoroso Oxossi, Ogùm fa del coraggio, della determinazione e del valore i propri punti di forza. Ogùm è vittoria. L'arma brandita da questo valoroso guerriero è la spada. Secondo la tradizione esistono sette dijinas di Ogùm, un mito vuole spiegare la presenza di queste sette qualità dellOrixà guerriero. Ogùm fu il primo marito di Oià/Iansà, lOrixà del vento, delle saette e dei cimiteri. Lui era fabbro e a lei toccava lonere di caricare gli arnesi dellofficina ed attivare il fuoco della forgia. Iansà non amava quella vita, litigavano continuamente, senza contare il fatto che aveva già per la testa Xangò e nel cuore meditava già di fuggire con lui. Iansà aveva il potere di trasformarsi in bufalo, dopo lennesima lite per sfuggire al marito e frequentare Xangò si trasformò in animale e andò nella foresta. Quando Ogùm la trovò iniziarono a combattere a colpi di spada. Ogùm divise Iansà in nove Oià, mentre la sua combattiva compagna lo divise in sette. Da allora ci sono nove Oià e sette Ogùm. Le nove Oià sono i nove affluenti del Niger, di cui Iansà è signora.
  Nel sincretismo viene rappresentato con SantAntonio o con San Giorgio.
 

La presenza di un fiume, nel passato, significava acqua per l'uomo, per i suoi animali e per far crescere i prodotti della terra. Acqua significa vita, progresso, abbondanza, sviluppo. Non solo, la presenza di un grande corso d'acqua favorisce anche gli spostamenti, i trasporti e, soprattutto, i contatti con altre popolazioni:la comunicazione, perciò, e lo scambio culturale.
Oxùm, sincretizzata in Brasile con l'Immacolata Concezione, è considerata la Signora del fascino, dell'amore, del sorriso e della bellezza: una sorta di Afrodite dalla pelle d'ebano, anch'essa nata dal mare (Iemanjà) e soggetta a passioni non sempre spirituali e caste. I termini con cui ci si rivolge più spesso a questa Santa sono "Yeyé", madre, e "Doce", dolce.

 

OXUM

  E' madre in quanto simbolo di fecondità e parto, come Iemanjà, tuttavia questa maternità deve essere considerata in una maniera più complessa e pervasiva. Come signora della Concezione, Oxùm concepisce a livello di creatività artistica e di fecondità dialettica.
Oxùm è dolce come il miele, nessuno sa dirle di no, nemmeno Zambi, che in un mito pur di assaggiare il miele preparato da questa bellissima Orixà trasgredisce le leggi della natura riportando in vita Omolù.
Secondo la tradizione africana le manifestazioni di Oxùm sono sedici, i nomi che tornano più spesso sono Oxùm Pand?, Ox_m Ib_ Kol_, Ox_m Apar_, Y_y_ Kare...
Ci si rivolge ad Oxùm per acquisire un po' della sua dolcezza, per conquistare il prossimo, per favorire la vita sentimentale o per propiziare la ricchezza: l'oro è il suo metallo prediletto ed ha una spiccata predilezione per il lusso.
 

IANSA'

  Oià, altrimenti chiamata Iansà, è la signora dei venti, delle bufere e dei temporali, terza ed ultima moglie di Xangò. E  una delle entità più conosciute e venerate in Brasile: Santa Barbara, nel sincretismo, Iansà, per i fedeli del Candomblè, regina di Koso. Bella , aggressiva, passionale, la Santa che non accetta vincoli o compromessi di nessun genere, la cui furia, nel momento dell'ira, è più violenta di quella dello stesso Xangò. Anticamente era la divinità del fiume Niger: figlia di Iemanjà ed Aganjù, prima di unirsi a Xangò, Iansà fu compagna indomita di Ogùm. Iansà lancia fulmini, saette e scariche elettriche contro i suoi avversari, li folgora senza pietà in maniera definitiva. Combatte per la giustizia. Iansà ha nove manifestazioni. Una delle manifestazioni di Oià più temute è chiamata Balè o Igbalè, la Signora degli Eguns  (spiriti dei morti), una sorta di Ecate dalla pelle debano che brandisce due sciabole e al cui grido di guerra tremano le anime dei morti e dei vivi.
 

Iansà viene invocata soprattutto per difendersi dalle entità negative e, in un certo senso, può essere considerata una vera e propria esorcista. Il fatto che lanci fiamme dalla bocca la fa la patrona di chi usa la parola per difendere il prossimo...o per attaccare, perchè gli Orixàs sono forze talvolta ambivalenti e operano su più fronti, seppur, sempre, in funzione del bene. Libera inoltre dai vizi e combatte ogni genere di ipocrisia, facendo trionfare la Verità nuda e cruda, seppur dolorosa.

 

OBA'

 

Obà, in Africa, era la divinità del fiume omonimo. Nel mito è la prima moglie di Xangò. Ob? era innamoratissima e si prodigava nel soddisfare Xangò in tutto quello che poteva. Abile cuoca e perfetta donna di casa, sapeva usare il telaio con un'abilità che lasciava sbalorditi e le sue mani, forti e sicure, confezionavano per il suo sposo abiti elegantissimi. Ma Xangò, non appena poteva, si concedeva scappatelle con Oxùm e Iansà.

  Obà era disperata ed arrivò al punto,  consigliata con l'inganno da Oxùm -che non immaginava mai fosse l'amante del suo compagno- di tagliarsi un orecchio e cucinarglielo in una zuppa di gombos: "Per riconquistare un maito non c'è ricetta migliore" le disse Oxùm. Quando Xangò venne a conoscenza del fatto -fu naturalmente Oxùm a farglielo sapere- ripudiò Obà ma non l'abbandonò definitivamente: per lui resta sempre la sua Signora.
 

Nella tradizione brasiliana Obà è la protettrice e la consolatrice degli innamorati delusi. Viene sincretizzata con Santa Caterina d'Alessandria, governa su tutto quanto si muova su ruote, ? legata pertanto alle strade, come Ex_ e, come Og_m agli incidenti automobilistici. Obbà ha forti legami anche con i cimiteri. Abile guerriera, difende altresì dalle chiacchiere e dalle calunnie, inoltre protegge i giovani negli studi.

  NANA'
 

Nanà è la grande madre terra, Signora dei pantani e del fango primordiale, il luogo che permette alla vita generata da Iemanjà, dea del mare, di evolversi e riprodursi. Nanà, la prima Grande Madre del mito è ora considerata  la nonna di tutti gli Orixàs. E' la guardiana della soglia, del passaggio tra la vita e la morte, madre di Omolù, signore delle malattie, e di Ossaim, lOrixà dei vegetali, nonché prima moglie di Oxalà, ma anche genitrice di Ogùm e di Elegbarà.  Nel sincretismo è Sant'Anna, madre della Vergine Maria, nella tradizione cattolica, e di Iemanjà, nell'Umbanda. E' un'Orixà molto antica, e temutissima, dal momento che nella tradizione ? colei che gener_ Ik_, la Morte.
Viene cultuata sulle rive dei mari e dei fiumi, ma anche nei luoghi fangosi e nei boschi di bambù, pianta considerata sacra ai morti e passaggio mistico tra i due mondi.

 

OX UMAR E'

  Oxùmaré, sincretizzato con San Bartolomeo, è l'Orixà serpente, Signore del movimento e ordinatore dell'Universo. Senza Oxùmaré tutto sarebbe immobile, congelato in un tempo senza tempo, sterile e privo di senso.
Nel mito è considerato androgino, sei mesi maschio e sei mesi femmina. E' il Signore della ricchezza e dell'abbondanza; viene identificato anche con l'arcobaleno, il serpente del cielo.
 

Fratello di Nanà, appartiene alla Famiglia degli Antichi, ossia degli Orixàs che precedono la venuta dell'uomo, nato, virtualmente con il parto mistico di Iemanjà.
In Brasile è considerato il compagno di Eu?, in Africa Orix_ legata alle sepolture, ma in Brasile diventata nume tutelare delle fonti, a metà strada tra la guerriera Iansà e la dolce Oxùm. In realtà Oxumaré ed Euà sono Orixà differenti.

 

OSSAIN

 

Ossain è l'Orixà delle piante e dei vegetali. Dovunque ci sia un po' di verde, fosse anche solo un filo d'erba, lì c'è questo potente Orixà. La cultura africana è fortemente legata alle foreste; quando si utilizza una qualsiasi erba occorre, prima di impiegarla, invocare l'intercessione di Ossain. Nel mito, Ossain non ha nè padre nè madre, emerse dalla terra come un filo derba. Nell'immaginario popolare Ossain è rappresentato come un anziano uomo, storpio, cieco da un occhio, con un'orecchia grandissima (da cui non sente assolutamente nulla) e una piccola ma sensibilissima. Viene sincretizzato con Sant'Antonio Abate. Tutti i vegetali gli appartengono, anche se ogni Orixà ha delle erbe che gli sono sacre e che vengono impiegate nei suoi riti. Ossain è considerato un grandissimo stregone e il suo concorso rientra in moltissime pratiche rituali e terapeutiche